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una vita che scorre nella mia testa e nelle mie dita
sabato, 03 maggio 2008
Io le cose o le faccio bene o non le faccio. Mi spiego.
Piuttosto che mettere in casa mobili a caso, recuperati di qua e di là, resto senza. O mi piacciono, e saranno quelli per sempre, o niente.
Sono così anche con le persone.
Aspetto, le studio a distanza, prendo le misure, come con i mobili. Faccio delle foto e le riguardo, provando a vedere se si abbinano con gli altri mobili. Poi cerco su internet se sono veramente validi, faccio confronti qualità prezzo, leggo le opinioni di chi li ha già.
Insomma mi informo.
Non sono una sprovveduta, anche se mi hanno detto che sono ingenua. Di palate sui denti ne ho prese tante e un po’ ho imparato a riconoscere i segnali di pericolo.
Il fatto è che mi ci affeziono e quando me li sono scelti faccio fatica a separarmene. Ho questa difficoltà a scartare.
 
Quando devi affrontare un trasloco devi invece imparare ad eliminare il superfluo. Difficilissimo per me. Ma è un buon allenamento per farlo anche con le amicizie.
Togliere le zavorre, i rami secchi, il superfluo, appunto.
 
Oggi ho aperto gli scatoloni con scritto “Fotografie”.
Fortunatamente sono sempre stata abituata a catalogare le foto secondo un ordine rigorosamente cronologico. Ogni annata si trova in scatole da scarpe più piccole.
Poi ci sono gli album, per le foto a tema e per le vacanze.
Finché ho usato la macchina analogica a rullino.
Poi il computer si è inglobato foto e ricordi, che non sono più rinchiusi in scatoloni polverosi, ma in files e cartelle, floppy disk e chiavette usb, cd-rom e dvd.
Tornare per alcune ore alle foto che si toccano, si annusano, si sfogliano è stata un’emozione. Avevo dimenticato queste sensazioni. Certo, la tecnologia è comoda, occupa poco spazio, ma non è per niente poetica.
Per affrontare questa sezione di passato ho dovuto predisporre di fianco a me, a portata di zampa, il mio kit di sopravvivenza: telefonino, sigarette, posacenere e birretta ghiacciata. Il telefonino, più che per lo scopo per cui è stato brevettato, a me serve come timer.
Sì, sono una fissata dei timer. Lo uso per cucinare, per ricordare quando inizia un programma alla tele, per quando devo togliere la crema depilatoria. In questo caso lo uso per farmi capire che è ora di smettere e che le mie articolazioni potrebbero subire danni irreversibili se restassi ancora un secondo in quella posizione.
Perché gli scatoloni si svuotano rigorosamente in posizioni scomodissime, specialmente se non sei più una ragazzina. Io ho la peculiarità che se mi immergo in ricordi sentimentali, dimentico chi sono, dove sono, come sono seduta e poi me ne pento amaramente. Quindi ho trovato il rimedio: il timer del telefonino.
 
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Scritto da: ariet64 alle ore 11:24 | link | commenti | categoria: capitolouno

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